L’Abuso del Diritto nell’ordinamento tributario europeo

Le ideologie dell’abuso del diritto

Posted in generale by abusodiritto on aprile 5, 2009

La formula <abuso del diritto>, nell’esperienza continentale, ha meno di un secolo di vita. Fin dal suo apparire, essa ha conosciuto le reazioni più disparate: l’esaltazione ha raggiunto toni mistici, la critica è stata severa, densa di preoccupazioni e di terrore. E’ sembrata talvolta, codesta formula, il mezzo sicuro ed originale per ottenere un criterio di giudizio più appagante, per la nostra coscienza, di quanto non sia il criterio della legittimità formale degli atti umani; altra volta è apparsa invece come la minaccia più insidiosa al bene della certezza del diritto.”


(Rescigno, P., Abuso del diritto, Mulino, 1998, p. 11-12)

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Quest’estratto condensa in poche frasi i motivi per cui l’abuso del diritto ha scaldato tanto gli animi dei giuristi: esso è stato sovraccaricato di significati etici o comunque metagiuridici estranei agli altri strumenti tecnico-giuridico (si pensi alla clausola di buona fede).

Da una parte, ha rappresentato lo strumento per garantire la giustizia sostanziale, altrimenti soppiantata dallo stretto diritto; dall’altra parte, è stato rappresentato come il mezzo per scardinare la nozione di diritto soggettivo e il principio di certezza del diritto, fondamenti dello Stato di diritto.

La Corte di Giustizia, invece, nella sua giurisprudenza attribuisce al concetto di abuso del diritto un significato soltanto tecnico – giuridico. E’, difatti, uno “strumento ideologicamente neutro”, approntato per rispondere alle esigenze proprie dell’ordinamento comunitario e, per quel che più ci interessa, del sistema tributario europeo.

A questo punto, non rimane altro che analizzare la giurisprudenza della CGCE per vedere in che modo il divieto di abuso del diritto è stato da questa utilizzato.

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L’abuso del diritto, un aiuto per uscire dalla crisi economica?

Posted in generale by abusodiritto on aprile 1, 2009

L’ epoca delle “vacche grasse” sta terminando?
Cresce il dissenso nei confronti degli stratosferici bonus manageriali, si auspica il ritorno ad un mondo basato sulla produzione piuttosto che sulla speculazione: questa ventata di diffuso “buonismo” e di ritrovato “egualitarismo” ha investito da tempo anche il campo fiscale.

Attraverso il ricorso al “divieto di abuso del diritto” la Corte di Giustizia della Comunità Europea tenta di porre argine ai comportamenti “furbeschi” delle grandi società e holding che si procurano ingenti vantaggi fiscali legali attraverso varie escamotage create a tavolino da esperti consulenti giuridici. Questi comportamenti sono, infatti, formalmente conformi al diritto, ma sostanzialmente in contrasto con lo scopo della legge.

Le persone perdono il lavoro, cresce il bisogno di ammortizzatori sociali; lo Stato deve far cassa per tentare di risollevare l’economia e per mitigare il malessere sociale. Come tollerare, in tali circostanze, gli enormi bonus che di fatto le società riescono ad assicurasi dallo Stato mediante costruzioni giuridiche ardite e contrarie allo spirito della legge?

In tale contesto non è azzardato prevedere che la nozione di abuso del diritto, a seguito dell’impulso dato dalla giurisprudenza della CGCE, assuma un’importanza ancora maggiore.

Il rischio, però, è dietro l’angolo; l’esigenza di far cassa, infatti, non può portare alla violazione dei diritti dei contribuenti. I contribuenti mantengono, come afferma con chiarezza la CGCE, il diritto al giusto risparmio d’imposta. Non si può far pagare alle società più tasse solo perché incarnano “i padroni”!

Per regolare e bilanciare gli interessi in gioco deve arretrare l’ideologia e fare un passo avanti il diritto. Attraverso l’utilizzo sapiente ed equilibrato del divieto di abuso del diritto, infatti, sarà possibile discriminare tra i comportamenti abusivi e quelli legali, anche se hanno determinato un vantaggio fiscale.